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Progetto del mese 33: La differenza al lavoro
La situazione lavorativa delle donne in Ticino è al centro di uno studio realizzato dal Dipartimento Scienze Aziendali e Sociali (DSAS) della SUPSI. L’indagine, commissionata dal Dipartimento Sanità e Socialità (DSS) del Cantone Ticino e svolta in collaborazione con l’Ufficio cantonale di statistica (Ustat), esplora le differenze di genere mediante l’utilizzo di indicatori statistici e di interviste effettuate alle lavoratrici. Dallo studio risulta che la situazione sul mercato del lavoro in termini di parità tra i generi è lungi dall’essere soddisfacente in Svizzera e ancora meno nel nostro Cantone. Sebbene venga riconosciuta l’importanza delle competenze femminili, le imprese continuano ad essere organizzate in modo prettamente maschile.
È solo di recente che l’economia ha scoperto il ruolo centrale svolto dalle donne, alle quali si riconoscono delle competenze, delle qualità e dei modi di lavorare che producono valore (si parla di “womenomics”). Da uno studio del 2006 pubblicato sulla rivista economica e finanziaria “The Economist”, risulta infatti che le donne rappresentano al giorno d’oggi il più importante motore della crescita globale dei paesi ricchi. Lo studio del Dipartimento Scienze Aziendali e Sociali della SUPSI si propone di studiare la situazione della componente femminile nel mondo del lavoro retribuito in Ticino non solo dal punto di vista della discriminazione, ma anche da quello della differenza. Dall’indagine emerge un progressivo incremento del numero di donne attive nel mondo del lavoro retribuito negli ultimi vent’anni, in Ticino come nel resto della Svizzera, ma la proporzione di donne risulta ancora inferiore a quella degli uomini: nel 2000 costituivano il 42% della forza lavoro del Cantone. A parità di titolo di studio, le donne occupano posizioni gerarchicamente inferiori e il lavoro a tempo parziale, che spesso assume la connotazione di forme di lavoro precarie, rimane un fenomeno prevalentemente femminile, una scelta dettata dal dover gestire lavoro fuori casa, famiglia e cura dei figli. Nonostante una tendenza alla riduzione delle disparità salariali, il divario tra i salari mediani corrispondenti al tempo pieno di lavoratori ticinesi uomini e donne varia tra il 17% e il 42%, a dipendenza del settore. Le differenze salariali sono sempre a sfavore delle donne, in tutti gli ambiti lavorativi e per tutte le categorie socio-professionali. Inoltre, a parità d’impiego, gli stipendi iniziali degli uomini sono in media più elevati di quelli delle donne. Le competenze femminili, sviluppate nell’ambito della sfera familiare, sono sempre più richieste dalle imprese, ma paradossalmente nei modelli aziendali prevale una concezione organizzativa prettamente maschile. È perciò necessario riconoscere una maggiore forza contrattuale delle competenze femminili ed utilizzarla per modificare l’organizzazione del lavoro nel rispetto delle differenze, visto che una migliore conciliabilità tra lavoro e famiglia rappresenta un vantaggio economico anche per l’azienda stessa. |
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